Il mercato dell’auto nella Fase 2 del Coronavirus: ripresa difficile

Tra i settori produttivi messi in ginocchio dalla pandemia di Coronavirus e dal conseguente lockdown, il mercato dell’auto è tra i più danneggiati in assoluto. Per questo motivo tutti gli attori coinvolti nel mercato automobilistico chiedono a gran voce che il governo italiano sostenga uno dei settori più redditizi dell’economia europea e italiana, attraverso un ampio e mirato piano di incentivi.

Abbiamo analizzato la situazione di questa grave crisi senza precedenti insieme a Matteo Grignani dell’omonima concessionaria di auto a Pavia.

I numeri del drastico calo del mercato auto dovuto al Coronavirus: uno scenario drammatico

Il tono allarmistico con cui si sta discutendo in merito alla situazione del mercato auto post Coronavirus potrebbe sembrare eccessivo ma, dati alla mano, non lo è affatto. A guardare esclusivamente le cifre, il mercato dell’auto italiano a Marzo ha fatto registrare – 85,42 % mentre ad Aprile il dato è stato prossimo al crollo totale, con – 97 %.

Per fare un paragone calzante al 100% è come quando proviamo ad avviare una macchina che si ferma e non ne vuole sapere di ripartire: una situazione alquanto scomoda. Basti pensare che nell’anno in corso le immatricolazioni si aggirano sulle 451.366 unità e quindi fanno registrare una perdita di quasi 460.000 autoveicoli e un calo del 50,45% rispetto agli anni precedenti.

La riapertura dei concessionari, cioè del solo segmento deputato alla vendita degli autoveicoli, non è servita a migliorare la situazione. Attualmente giacciono invenduti tra gli 800.000 e i 900.000 veicoli nel parco auto dei concessionari italiani: un segno inequivocabile del fatto che il mercato non è assolutamente in grado di riassorbire gli invenduti.

La crisi del mercato dell’auto italiano e internazionale sta conducendo a una crisi di sovraproduzione che, con un meccanismo automatico, porterà a un drastico calo dei costi di ogni veicolo. Una situazione che potrebbe essere drammatica per l’intero comparto.

Come se non bastasse, il mercato dell’auto in Italia assicura 400.000 posti di lavoro che, a fabbriche chiuse o comunque a livelli minimi di produzione, risultano attualmente a rischio.

Attualmente la perdita economica del settore si attesta intorno agli 8,3 Miliardi di Euro, a cui vanno a sommarsi gli 1,8 Miliardi di Euro di IVA che non sono stati versati alle casse dello Stato.

Far ripartire il mercato dell’auto con gli incentivi: una soluzione sufficiente?

In questo scenario alquanto desolante per fortuna è stato esteso l’Ecobonus Ministeriale 2019 che prevede lo stanziamento di 70 milioni di Euro sia per il 2020 sia per il 2021 da parte del governo per incentivare l’acquisto di auto a basso impatto ambientale. 

Inoltre, il Decreto Rilancio ha rifinanziato il Bonus Rottamazione e gli incentivi all’acquisto per auto con emissioni di CO2 inferiori a 60 g/Km.

Purtroppo, le misure economiche attuate dal governo per la ripresa del mercato dell’auto sono state giudicate poco significative dalle sigle che accorpano le case costruttrici italiane e internazionali e quelle a cui fanno riferimento i concessionari attivi sul nostro territorio. Precisamente ANFIA, UNRAE e Federauto.

La proposta delle principali associazioni di settore chiede quindi al governo di attuare una campagna di incentivi per la rottamazione di veicoli vecchi e l’acquisto di veicoli di ultima generazione, nonché di sostenere il potenziamento infrastrutturale necessario alle aziende per riprendersi da questo momento di profondissima crisi.

Più nello specifico, si propone di tornare al 1997, anno in cui venne utilizzato per la prima volta il contributo all’acquisto di un auto nuova previa rottamazione di un auto immatricolata 10 anni prima.

Questo approccio, secondo le principali sigle associative del settore, riuscirebbe a mediare tra tutte le esigenze attualmente in campo: quelle di ripresa economica, disperatamente necessaria al mercato dell’auto, e quelle di tutela dell’ambiente: istanze che muovono oggi gran parte delle forze politiche al governo in Europa.

Autore dell'articolo: Alfredo Corona